1. Master Mediazione Interculturale - Foto di Andrew Tan da Pixabay -andrew_t8-library-1400313_640

Tesi del Master in Mediazione interculturale e Gestione dei Conflitti

In un’epoca segnata da quella che Zygmunt Bauman definiva “modernità liquida” — un tempo di legami fragili, incertezza costante e identità frammentate — la gestione delle relazioni umane richiede una nuova “bussola” interpretativa

Le tesi prodotte nell’ultima sessione del Master in Intercultural Competence and Management – Mediazione interculturale, Comunicazione e Gestione dei Conflitti dell’Università di Verona dimostrano che questa bussola esiste: è la mediazione interculturale, intesa come vera e propria “arte di costruire ponti” in contesti di crisi.

Dalla scuola alle multinazionali, dal settore dello spettacolo alla sanità, i lavori delle tesi del Master del Centro Studi Interculturali (CSI), diretto dal professor Agostino Portera, offrono uno spaccato rigoroso e operativo su come trasformare la diversità da potenziale frattura a risorsa strategica.

Di seguito alcuni dei temi trattati nelle tesi di Master, discusse ad aprile 2026. La consegna dei diplomi di Master è fissata, all’Università di Verona, per sabato 16 maggio 2026.

La scuola: laboratorio di cittadinanza e narrazione

Il contesto educativo emerge come il primo fronte della sfida interculturale.

In un’Italia dove la presenza di studenti con background migratorio è una realtà strutturale, la pedagogia interculturale si propone di superare la semplice tolleranza per approdare a un’interazione trasformativa

Le tesi del Master evidenziano come la narrativa e la letteratura possano diventare potenti strumenti di mediazione.

Analizzare classici o testi contemporanei in classe permette agli studenti di utilizzare le storie come “specchi e finestre”: specchi per riflettere il proprio sé e finestre per comprendere l’altro.

Progetti come quello dedicato all’accoglienza della comunità albanese o l’uso di fiabe plurilingue dimostrano che educare alla complessità significa prevenire fenomeni di bullismo e razzismo, costruendo un clima empatico basato sul riconoscimento reciproco.

Diversity management: l’impresa come spazio etico

Il focus si sposta poi nel mondo del lavoro, dove il Diversity Management diventa la chiave per l’efficienza organizzativa. Non si tratta solo di rispettare quote o normative, ma di valorizzare il potenziale di ogni individuo.

Due sono i pilastri che emergono dalle tesi:

  • Gestione intergenerazionale. In contesti lavorativi sempre più fluidi, lo scontro tra generazioni (Baby Boomers, Gen X, Millennials e Gen Z) è spesso alimentato da stereotipi che danneggiano il clima aziendale. La mediazione interculturale interviene qui per decostruire i pregiudizi legati all’età, promuovendo una leadership inclusiva.

  • Sicurezza e inclusione. Un ambito innovativo riguarda la sicurezza sul lavoro per i lavoratori stranieri. La barriera linguistica non è l’unico ostacolo; i fraintendimenti culturali sui codici di comportamento possono aumentare il rischio infortunistico. L’approccio interculturale permette di co-progettare programmi di formazione che rendano il lavoratore consapevole e partecipe, migliorando la coesione interna.

Salute mentale e vulnerabilità

Di grande interesse è l’analisi applicata alla salute mentale e ai percorsi antitratta. In questi ambiti, il mediatore interculturale agisce come un “traduttore di mondi interiori”.

La ricerca suggerisce di superare la lente etnocentrica delle teorie classiche (come quella dell’attaccamento) per comprendere che comportamenti giudicati “insicuri” secondo parametri occidentali possono essere in realtà strategie di autoprotezione efficaci nel contesto d’origine.

Nei servizi sanitari e di assistenza alle vittime di tratta, la presenza di figure formate alla mediazione evita che la sofferenza psichica venga tradotta in interventi coercitivi o burocratici, garantendo invece una presa in carico che rispetti la dignità umana.

Mondo dello spettacolo: restare umani sotto pressione

Un contributo originale arriva dall’analisi del settore della musica dal vivo. In un ambiente caratterizzato da stress estremo e performance frenetiche, il conflitto è spesso legato alla cattiva gestione delle emozioni più che a problemi tecnici.

L’esperienza dei tecnici di tour internazionali mostra che, quando le logiche del profitto prevalgono sulla cura delle relazioni, si assiste a una “deumanizzazione” dei rapporti.

Qui, la mediazione interculturale si configura come una “rivoluzione interiore”: la capacità di “sgonfiare il palloncino della rabbia” attraverso l’ascolto attivo e il decentramento, trasformando un gruppo di lavoro frammentato in una micro-comunità solida.

Le tesi al Master dell’Università di Verona

Le tesi del Master in Mediazione Interculturale del Centro Studi Interculturali dell’Università di Verona – diretto dal professor Agostino Portera – non sono semplici esercitazioni accademiche. Sono proposte operative che dialogano con la complessità del presente.

Il lavoro svolto dalla diplomate e dai diplomati dell’edizione 204-2025 sono un contributo prezioso al dibattito e all’impegno sulla mediazione, la comunicazione e la gestione dei conflitti.

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