Milena Sutter e Lorenzo Bozano, i media e la manipolazione dei fatti
Il caso di Milena Sutter e il caso di Lorenzo Bozano sono due casi distinti. Li unisce solo una narrazione alquanto interessata: una storia criminale e giudiziaria che fu inventata il tardo pomeriggio del 6 maggio 1971, per coprire la verità sostanziale dei fatti.
Milena Sutter, 13 anni, figlia di un ricco industriale della cera, scompare a Genova giovedì 6 maggio 1971, all’uscita della Scuola Svizzera, dove studiano i figli dell’élite genovese. Il suo corpo viene ritrovato in mare giovedì 20 maggio 1971, due settimane esatte dopo.
Sin da subito vengono proclamate tre verità che tali non sono, oltre ogni ragionevole dubbio:
- il rapimento di Milena,
- l’uccisione volontaria e premeditata di Milena,
- la colpevolezza di Lorenzo Bozano, 25 anni, figlio di una famiglia dell’alta borghesia genovese, come rapitore e killer da premeditazione
Lorenzo Bozano, per l’occasione, fu soprannominato il biondino della spider rossa. Non era biondo, né magrolino.
In questa “invenzione” di un biondino che non c’era sta il segnale più interessante di una narrazione bugiarda. Una narrazione inventata che ascoltammo ieri, nel 1971, e che riascoltiamo oggi, negli Anni Venti del XXI secolo.
Siamo di fronte a un’operazione geniale – visti i tempi (il 1971) – di storytelling, che io preferisco chiamare con un neologismo più adatto: storyballing. Tante balle messe insieme per confondere e formare una storia utile a coprire l’incopribile.
Tutto questo, si badi bene, non vuol dire che Lorenzo Bozano sia innocente. La questione non è questa e non è – anche lui, morto nel 2021, lo sapeva – mia intenzione diventare innocentista.
Alla vicenda, in questo blog, abbiamo dedicato un articolo approfondito: IL CASO DI MILENA SUTTER E LORENZO BOZANO
La solita storia: il Corriere della Sera
L’11 agosto il Corriere della Sera esce con due pagine dedicate al caso di Milena Sutter e di Lorenzo Bozano.
È l’ultima uscita di una serie di iniziative editoriali che rientrano nella tradizione della narrazione costruita del caso, messa in piedi da una precisa entità nel 1971.
Quella che ha inizio già tra il pomeriggio e la sera del 6 maggio 1971 è un’operazione geniale di storytelling giudiziario. Uno storytelling – che preferisco rinominare con storyballing – che ha abbagliato decine di milioni di italiani (me incluso) e milioni di francesi, svizzeri e belgi.
Non è mai esistito un sequestro di persona di Milena Sutter per motivi di denaro. Non c’è mai stato un omicidio volontario premeditato di Milena Sutter.
Se vuoi approfondire l’argomento sul ruolo dei media – in questo caso del Corriere della Sera – nella vicenda di Milena Sutter e di Lorenzo Bozano, vai all’articolo:

