Blog

Mediazione interculturale: una buona ricetta per l’Italiano L2

Master Mediazione Interculturale - Italiano L2

Nel 2016 ho avuto l’opportunità di svolgere il mio stage del Master in Intercultural Competence and Management dell’Università di Verona, in un istituto di istruzione superiore e formazione professionale della provincia di Bologna, seguendo alcuni percorsi di insegnamento dell’italiano L2 come osservatrice, partecipante e collaboratrice.

Tra gli studenti dei corsi professionali, c’è una buona parte di stranieri, non italofoni, che segue i corsi di lingua italiana. Proprio dalla partecipazione a queste lezioni nascono le mie riflessioni, mirate a porre in evidenza l’efficacia e la validità di una didattica che prediliga l’approccio umanistico-affettivo, impieghi metodologie cooperative e che si riferisca al modello educativo interculturale, tre ingredienti da aggiungere alla didattica dell’italiano come lingua seconda.

L’insegnamento dell’italiano L2, anche all’interno di contesti istituzionali e quindi strutturati, non è cosa semplice. Il docente si trova a gestire un gruppo perlopiù disomogeneo, a causa di molti fattori che determinano differenze: provenienza, cultura, lingua madre, lingua veicolare, corso professionale seguito, età e sesso, credo religioso e politico, competenze anche trasversali acquisite nel percorso di studi precedente o comunque nel paese di origine, ecc. E, come ogni altro insegnante, deve gestire le scadenze… e anche gli alunni.

Un docente di italiano L2 in contesti scolastici come quello presentato deve focalizzare la propria attenzione sui bisogni linguistici degli apprendenti e dunque sugli obiettivi della loro formazione scolastica e professionale specifica. Il corso di lingua italiana seguito è stato strutturato per moduli tematici e funzioni comunicative, che si rifanno alla quotidianità, al mondo giovanile, alla realtà scolastica e anche al mondo del lavoro cui si affacciano gli studenti di un istituto professionale. Ciò ha permesso agli studenti di potersi soffermare su ogni argomento, apprendere il lessico di riferimento, conoscere e sviluppare le funzioni comunicative e grammaticali inerenti, per poterle poi riproporre in classe.

L’essere straniero, l’adolescenza, il percorso formativo, il futuro personale e lavorativo: è attraverso le storie e con la narrazione che si organizza la nostra comprensione del mondo, una narrazione dal valore fortemente educativo, come ben sintetizzato da Duccio Demetrio, “educare è narrare”, e “narrare è educare”.  Il tutto in un processo empatico, che deve prendere vita innanzitutto dall’insegnante, applicando metodologie e utilizzando un approccio che promuova l’inclusività e il confronto. Grazie ad un orientamento interculturale, l’apprendente ha modo di dialogare e confrontarsi apertamente con gli altri e con la cultura autoctona, e può dare voce alla propria, presentare similitudini e differenze tra le due culture, aprendosi ad altre possibili posizioni e punti di vista.

I ragazzi e le ragazze del corso hanno messo in gioco le conoscenze pregresse e/o acquisite a scuola in poco tempo. Di grande aiuto al percorso didattico si è rivelato essere il lavoro in classe, o meglio ‘della’ classe: tutte le attività proposte hanno permesso l’interazione fra compagni. Collaborando, gli studenti hanno potuto correggere i propri errori, tra pari. E hanno avuto la possibilità di confrontarsi sulla realtà che condividono, quella di stranieri in un nuovo Paese, futuri cittadini partecipi della vita sociale della comunità locale, e quella di apprendenti di una lingua spesso molto distante dalla propria, ma da padroneggiare bene e in tempi ristretti, date le circostanze.

Nel cooperative learning, di ogni studente emergono sicuramente la cultura e l’identità (o le identità, multiple, intese come ruoli, identità sociali, che si svelano nei diversi contesti in cui si esprimono, si manifestano, agiscono).

“Non si abita un paese, si abita una lingua”, per dirla con le parole del filosofo rumeno Emil Cioran: l’italiano,  l’acquisizione delle competenze linguistiche utili per poter proseguire il percorso di studi, utile per l’accesso alla formazione professionale, ma soprattutto per migliorarsi, per poter percorrere la strada dell’autorealizzazione, in quella piramide di bisogni descritti da Maslow della quale purtroppo molti stranieri non hanno ancora superato diversi ‘gradoni’.

Come tirocinante, anche se con sguardo sospetto inizialmente da parte di alcuni, sono stata ben accolta nella classe. Anch’io ho sperimentato l’empatia e un’accoglienza in una micro società multiculturale, seppure in una dimensione più semplice e facilitata.

E da questa mia esperienza e dalle attività didattiche progettate e proposte dalla docente del corso, è nato un ‘diario’ del corso di italiano L2, una rielaborazione dei materiali didattici e la mia restituzione dell’esperienza di tirocinio. Il mio contributo, per condividere la buona ricetta proposta in questo itinerario, dedicato e destinato a coloro che ne sono i veri protagonisti: gli studenti.

Morena Sarro
Diplomata del Master in Intercultural Competence and Management

×