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Media e consenso. Come le élite condizionano chi non riflette

C’è un momento preciso in cui smettiamo di essere lettrici e lettori e diventiamo una materia prima. Come il carbone, oppure le terre rare.

Non lo senti. Non ricevi avvisi. Succede mentre scorri il feed, metti un like, guardi un video fino in fondo. Oppure mentre rimani in silenzio su una notizia che non ti piace.

In quel momento, stai lavorando. Stai producendo dati. Stai alimentando una macchina che non produce automobili, ma qualcosa di molto più prezioso: il tuo consenso.

È la macchina dei media e della comunicazione pubblica.

Questa macchina ha una storia lunga. Parte da lontano. E capirla è il primo passo per non esserne inghiottiti.

Un tempo, quando ero bambino, pensavo che dentro il televisore in bianco e nero ci fossero davvero i cantanti che si esibivano; piuttosto che lo speaker del telegiornale.

La stessa illusione dei fatti, dietro ai racconti dei media, la abbiamo anche oggi, che siamo diventati una mole impressionante di informazioni digitali. E siamo diventati i nuovi operai della fabbrica digitale.

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