Intelligenza Artificiale. Scontro tra poteri negli Usa (razzismo incluso)
Claude Fable 5 e Claude Mythos 5, i gioielli tecnologici di Anthropic lanciati appena tre giorni prima, si spengono di colpo.
Non si tratta di un guasto tecnico, né di un attacco informatico.
È la forza nuda della sovranità statale che irrompe nel giardino dorato della Silicon Valley.
Il governo degli Stati Uniti ha invocato i poteri di sicurezza nazionale e il controllo delle esportazioni.
Il motivo? Impedire l’accesso ai modelli a qualunque cittadino straniero, dentro o fuori i confini americani. Anche ai dipendenti stessi di Anthropic che non possiedono il passaporto statunitense.
La risposta dell’azienda è una resa totale nei fatti, accompagnata da una nota di profondo dissenso politico.
Per garantire il rispetto del decreto, Anthropic sceglie di spegnere l’accesso a livello internazionale per tutti i clienti.
È una decisione radicale che squarcia il velo della neutralità tecnologica; e svela la fragilità delle infrastrutture digitali su cui stiamo costruendo il futuro del lavoro, del diritto e della conoscenza.
Per orientarsi in questo scenario serve superare il rumore della cronaca.
Chi cerca criteri di lettura soliti per comprendere il presente, sa che questo fatto non è un semplice incidente di percorso.
È il punto di innesto in cui le teorie dei media studies si trasformano in realtà geopolitica. È lo scontro aperto tra il potere degli Stati e la pretesa autonomia dei colossi digitali.
Non solo. C’è anche del razzismo nell’ordine del governo Usa: l’ordine vale per gli stranieri che sono all’estero e chi risiede negli Stati Uniti.
Anthropic, non potendo selezionare chi è americano e chi è straniero, ha dovuto bloccare tutto.

