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Migranti, l’attività di Emergency per l’accoglienza in Italia

Emergency Ong Onlus - Master Mediazione Interculturale - Centro Studi Interculturali - UniVerona

In questo articolo EMERGENCY ONG Onlus spiega la sua attività, raccontando una giornata di accoglienza. In quest’attività Emergency coinvolge sempre più allieve e allievi del Master in Intercultural competence and management del Centro Studi Interculturali dell’Università di Verona.

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Il sole che inonda la distesa del porto di Augusta (in provincia di Siracusa) ci ricorda che, come ogni anno, il beò tempo  sta per tornare, e che, probabilmente, il mare propizio della bella stagione porterà più navi con migranti su queste coste. Chissà, forse con frequenza ancora maggiore dell’anno passato. Stamattina sono arrivate 706 persone: 555 uomini, 78 donne e 73 minori, di cui 59 soli.

Un gruppo di circa dieci ragazzi siede a terra in circolo. Al centro un operatore cerca di dare loro le prime informazioni utili per proseguire il viaggio.
“Che cosa sapete dell’Europa?”
“Manchester United” risponde uno dei ragazzi, quindici anni al massimo. “Milan”, “Real Madrid” sono le altre voci che si rincorrono e si intrecciano.
Qualcuno mostra loro una carta del continente europeo, cercando di riportare il discorso su toni più seri.
Ma il tentativo cade nel vuoto. L’euforia adolescenziale ha la meglio. Anche qui, in un luogo ben lontano dal cortile dei giochi o da un campo di calcio.

“Allora, ragazzi, cosa volete fare?” E’ la domanda un operatore rassegnato.
“Una partita a pallone!”.
Questa per loro è l’Europa. Un desiderio semplice, infantile, come un pallone.
Eppure la partita che i nuovi arrivati, uomini, donne, bambini, dovranno giocare partendo da qui, da questa isola inondata dal sole, sarà tutt’altro che semplice.

Al contrario, in molti punti, sarà un percorso pieno di ombre e di ostacoli: barriere linguistico-culturali, mancata consapevolezza dei propri diritti, difficoltà nel muoversi in un paese sconosciuto e in una burocrazia complessa come quella italiana.

Il Programma Italia di Emergency, con 13 progetti di assistenza socio-sanitaria in 9 regioni italiane, nasce con l’obiettivo di accompagnare e supportare i più vulnerabili in alcune fasi di questo difficile percorso.

Lo staff di Emergency incontra i nuovi arrivati in Sicilia Orientale, nella provincia di Siracusa, dove sono attivi tre progetti di assistenza socio-sanitaria presso il porto di Augusta e presso due centri di prima accoglienza, a Rosolini e a Noto. Le attività di assistenza medica sono state integrate con un intervento di supporto psicologico destinato ai più vulnerabili: minori, donne, vittime di tortura o di tratta.

Qui i medici, gli infermieri e i mediatori culturali di Emergency incontrano persone che hanno alle spalle origini e storie diverse: sono uomini, donne, bambini, soli o accompagnati, principalmente subsahariani: eritrei, nigeriani, gambiani, somali.

Quello che li unisce è il doloroso transito per il confine più pericoloso del mondo, attraverso il quale lasciano la propria terra dove, a causa di conflitti, dittature e povertà, non potevano più avere una vita normale.

Quando sbarcano, portano ancora i segni del tragico vissuto, ma in questa fase c’è anche il sollievo dopo i pericoli del mare e la prospettiva di un futuro lontano da guerre, violenze e deprivazione.

Come già detto, però, per molti nuovi arrivati le prospettive per il futuro si trasformano presto in vane speranze.
Sono le persone che in 12 anni di attività Emergency ha incontrato nei luoghi più nascosti e dimenticati: nel Ghetto di Rignano, in provincia di Foggia, nella Tendopoli di San Ferdinando, vicino Rosarno, nelle campagne del ragusano, ma anche nelle stanze buie e cadenti di edifici abbandonati in grandi città come Milano.

Per chi li abita questi luoghi hanno un’importanza determinante, perché diventano per loro il principale fattore di vulnerabilità.
Prima fra tutte, quella igienico-sanitaria: questi insediamenti nascono come assembramenti di alloggi improvvisati, privi dei servizi minimi, roventi e sovraffollati in estate e altrettanto insalubri in inverno. Inutile parlare poi di letti: per molti il letto è solo un materasso in un ambiente condiviso con un numero variabile e imprecisato di persone.

Le condizioni igienico-sanitarie di questi insediamenti condizionano gravemente lo stato di salute di chi li abita, che si ammala di frequente di malattie dell’apparato respiratorio, dovute al riscaldamento invernale insufficiente, e patologie gastrointestinali, spesso collegate a un’alimentazione troppo povera e al mancato accesso all’acqua potabile. Un dato inquietante da segnalare è il tasso di alcolismo, segnale inequivocabile dello stato di prostrazione psicologica che affligge queste persone.

Sul quadro sanitario influiscono negativamente anche le condizioni di lavoro. Molti migranti, spinti da una situazione di indigenza, sono costretti a piegarsi al ricatto dello sfruttamento lavorativo e affrontano giornate da 10-14 ore, caratterizzate da uno sforzo fisico considerevole e ripetitivo. Per questo motivo per il quale molti di loro soffrono di dolori ossei e muscolari che li obbligano a fare ricorso eccessivo ad antidolorifici. A questo si sommano altri fattori, come la mancanza di protezioni che li espone al contatto dannoso con agenti chimici e la permanenza prolungata in luoghi insalubri e surriscaldati come le serre.

E’ superfluo sottolineare che per chi vive in condizioni così critiche l’accesso alla cure mediche è un fattore di estrema importanza.

Si tende a pensare che questa sorte sia riservata soprattutto ai migranti non in regola, ma gli oltre 78.000 pazienti incontrati negli ambulatori di Emergency nel corso di 12 anni hanno mostrato la superficialità di questa convinzione.

I numeri sono drammaticamente chiari: più del 30% degli utenti è costituito da stranieri con regolare permesso. Sono rifugiati che hanno concluso l’iter nei centri di accoglienza, ma non hanno un posto dove abitare; richiedenti asilo che attendono la formalizzazione della richiesta oppure in attesa di ricorso contro il diniego della protezione internazionale, titolari di permessi per motivi umanitari o di protezione sussidiaria, immigrati regolari di lungo corso che hanno perso il lavoro.

A questi si aggiunge una percentuale non trascurabile, circa il 10%, di cittadini europei e addirittura italiani, che arrivano al 6% circa del totale. Sono un’intera popolazione di dimenticati che vivono ogni giorno come ombre grigie in una periferia che non è solo geografica, ma che è soprattutto periferia del diritto.

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Il Master in Intercultural Competence and Management, nell’ambito dell’attività di stage, collabora con EMERGENCY ONG Onlus. Grazie ai corsi di mediazione interculturale, comunicazione interculturale e gestione dei conflitti, le allieve e gli allievi del Master possono rendersi utili. E nel contempo vivere un’esperienza importante.

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