Cucina italiana, esempio di approccio interculturale
La cucina italiana è nella lista rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.
Si tratta di un primato mondiale, sancito dall’Unesco: per la prima volta un’intera tradizione culinaria nazionale, e non una singola ricetta o preparazione, ottiene questo riconoscimento.
L’organizzazione ha definito la cucina italiana una “miscela culturale e sociale di tradizioni culinarie” che va oltre la dimensione alimentare.
Secondo l’Unesco, il cucinare all’italiana “favorisce l’inclusione sociale, promuovendo il benessere e offrendo un canale per l’apprendimento intergenerazionale permanente, rafforzando i legami, incoraggiando la condivisione e promuovendo il senso di appartenenza“.
Cucina e Intercultura
“Possiamo trovare nel riconoscimento dell’Unesco alla cucina italiana una rappresentazione dell’approccio interculturale”, osserva il professor Agostino Portera, ordinario di Pedagogia Interculturale e direttore del Centro Studi Interculturali dell’Università di Verona. “L’approccio interculturale porta con sé la relazione, l’interazione, il dialogo e lo scambio tra due o più elementi o persone.
“Nella prospettiva interculturale, i concetti di identità e cultura non sono più statici, ma dinamici e in continua evoluzione“, sottolinea Portera, che è direttore del Master universitario in Mediazione interculturale, Comunicazione e Gestione dei Conflitti. “La cultura, in chiave interculturale, non è compatta o omogenea e non è legata in modo statico a un’area geografica, ma è “mista”, in costante cambiamento e soggetta a un continuo processo di influenza reciproca”.
Le eccellenze territoriali della cucina italiana
“La cucina italiana, con le sue eccellenze territoriali e le influenze e i prestiti da diversi parti del mondo, incarna proprio quell’interculturale che è un approccio inclusivo senza con questo rinunciare alla propria identità”, fa notare il professor Portera, autore di molti studi sulla Pedagogia e l’Educazione Interculturale.
“La cucina italiana, a questo proposito, vanta peculiarità e prodotti del territorio, modalità di cura, creatività e cucina degli alimenti, con apertura a influssi di tutto il mondo“, sottolinea Portera.
“Ad esempio, il lavoro su produzioni come quella vinicola sanno trarre il meglio da millennarie esperenze locali con apporti esteri, collaborando per un risultato che ora è tipicamente italiano“, osserva il professor Portera.
Conclude Portera, direttore del Centro Studi Interculturali dell’Università di Verona: “Ancora oggi, la ricchezza enogastronomica italiana è generata dal pluralismo locale, regionale, nazionale e internazionale, aperto alle diversità delle tradizioni, dei territori e dei contatti che ha sempre avuto con il mondo intero”.
Maurizio Corte

