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Corso specialistico in Didattica dell’Italiano come lingua seconda

Didattica dell'Italiano come Lingua Seconda - Master in Mediazione interculturale, Comunicazione e Gestione dei Conflitti - UniVerona

Nell’ambito del Master in “Intercultural Competence and Management”, edizione 2017-2018. vi è un corso (macro-area specialistica) frequentabile anche da allievi/e esterni al corso come modulo autonomo.

E’ l’area dedicata alla Didattica dell’Italiano come L2. Il corso si tiene in autunno, in date che saranno comunicate.

Il costo del corso è di 750 euro. Dà diritto a 12 CFU (crediti di formazione universitaria).

Si compone di una parte online, sulla piattaforma e-learning dell’Università degli Studi di Verona, e di una parte in presenza con un seminario di tre giorni, nel fine settimana.

La scadenza per iscriversi è il 5 agosto 2018.

Ecco i dettagli del corso, articolato in quattro insegnamenti, che è tenuto dalla professoressa Paola Celentin, studiosa e docente specializzata nell’insegnamento dell’Italiano come lingua seconda e nella didattica delle lingue straniere.


1. DIDATTICA DELLE LINGUE MODERNE: MODELLO DI COMPETENZA COMUNICATIVA PER UNA LINGUA SECONDA E ABILITÀ LINGUISTICHE

PROGRAMMA

–           introdurre e descrivere il concetto di competenza comunicativa secondo gli orientamenti attuali della glottodidattica;

–           chiarire la terminologia relativa all’ambito dell’insegnamento dell’italiano a stranieri;

–           presentare dei modelli di competenza comunicativa per una L2;

–           esplorare le abilità linguistiche primarie e integrate.

OBIETTIVI

A differenza della didattica tradizionale, che attribuiva la massima importanza alla correttezza grammaticale delle espressioni linguistiche, gli orientamenti più recenti privilegiano la nozione di efficacia comunicativa, tanto nella forma scritta che nella forma parlata.

Questa nozione si lega quindi all’acquisizione, da parte di chi impara una lingua, della competenza comunicativa: ossia di una abilità mentale che si manifesta attraverso la capacità di realizzare enunciati corretti e, più in generale, atti linguistici appropriati alla concreta situazione comunicativa in cui il parlante si trova inserito. Nella nozione di competenza comunicativa troviamo la distinzione fra conoscenza (sapere), abilità (saper fare), competenza (saper-essere).

Fra l’altro ciò rinvia alle due nozioni di competenza (competence) e prestazione (performance), elaborata dal linguista americano Noam Chomsky, che sono utili per evidenziare i due aspetti dell’atto comunicativo, di cui uno è mentale, mentre l’altro è “operativo”.

A sua volta la competenza può essere linguistica o extralinguistica. nel primo caso essa riguarda gli aspetti più propriamente linguistici della comunicazione (fonologia, ortografia, morfologia, sintassi, semantica). Nel secondo caso si tratta invece degli aspetti non linguistici che accompagnano l’atto comunicativo (gestualità, distanza, aspetti contestuali e circostanziali, variabili sociolinguistiche e interculturali).

Il termine abilità è stato usato a lungo nella didattica linguistica del Novecento per designare le quattro capacità di ricezione e di produzione dei messaggi verbali. Grazie a questo punto di vista è possibile distinguere più chiaramente di quanto non fosse avvenuto prima i tratti distintivi delle abilità primarie, e cioè rispettivamente dell’ascolto e della lettura, da una parte, del parlare e dello scrivere, dall’altra. Insieme alle sopraddette abilità di base, è oggi possibile individuare le abilità integrate, in cui le prime vengono a coniugarsi, per l’appunto, tra loro e a completarsi con altri saperi esperienziali. Ciò ha consentito di evidenziare che, per esempio, all’interno del settore del parlato, si possono trovare anche il saper gesticolare o gestire un dialogo e una comunicazione di gruppo o pubblica, e trasversalmente all’ascolto, alla scrittura e alla lettura, si collocano vari tipi di manipolazione dei testi, dalle sintesi alle espansioni, alle parafrasi, alla traduzione, alla capacità di prendere appunti o di trascrivere un dettato.


2. DIDATTICA DELLE LINGUE MODERNE: PROCEDURE OPERATIVE E TECNICHE GLOTTODIDATTICHE PER L’INSEGNAMENTO DELL’ITALIANO COME LINGUA SECONDA

PROGRAMMA

–           Unità didattica/unità di apprendimento

–           Sillabo/curricolo

–           Tecniche didattiche

OBIETTIVI

Nella letteratura glottodidattica sono presenti numerose proposte curricolari, che hanno finito per creare una nozione di curricolo glottodidattico che si allontana da quella usata degli esperti di scienze della formazione. Testi fondamentali nella nostra prospettiva sono Dubin-Olshtain 1986; Hutchinson-Waters 1987, capp. 6-7; Freddi 1988; Nunan 1988; Johnson 1989; AA.VV. 1995; Balboni 1996. Un approfondimento sull’intera tematica si trova nel Common European Framework (COE 2001). Nella definizione di Johnson 1989 il termine curricolo “includes all the relevant decision making processes of all participants”.

Con il termine sillabo indichiamo quella parte dell’attività curricolare che si riferisce alla specificazione e alla graduazione dei contenuti d’insegnamento. Esistono diversi tipi di sillabo: sillabo strutturale, basato esclusivamente su unità linguistiche, sillabo nozionale-funzionale, basato essenzialmente su nozioni e atti linguistici, sillabo task-based, basato su compiti (ad esempio: utilizzare una mappa, consultare l’orario scolastico), sillabi integrati o ibridi (basati ad esempio su strutture grammaticali unite a funzioni oppure su compiti insieme a funzioni). A volte nei sillabi ibridi una delle dimensioni orienta – esplicitamente o meno – l’altra.

Le tecniche sono delle procedure operative attraverso le quali le indicazioni del metodo vengono tradotte in atti didattici. Una tecnica è un’attività di classe attraverso cui il materiale linguistico viene presentato agli studenti e da questi analizzato, elaborato, (ri)prodotto; altre tecniche riguardano le modalità di riflessione sulla lingua o la valutazione. A differenza dell’approccio, che ha una dimensione filosofica, e del metodo che deve realizzare in termini di progettazione curricolare ed organizzazione didattica le indicazioni dell’approccio, le tecniche non ammettono giudizi di valore (vero/falso, coerente/incoerente), ma solo di efficacia/inefficacia nel produrre l’effetto voluto.

Per analizzare le tecniche, è necessario inserirle in una serie di contesti glottodidattici e nello specifico le regole, cioè le competenze comunicative a cui ogni tecnica rimanda, l’unità didattica, in relazione all’appropriatezza delle diverse tecniche alle diverse fasi dell’unità.

Le tecniche glottodidattiche si dividono in base alle abilità o dimensione che sollecitano in tecniche mirate a stimolare le abilità ricettive, le abilità produttive, le abilità integrate, la dimensione ludica.


3. DIDATTICA DELLE LINGUE MODERNE: EDUCAZIONE INTERCULTURALE E INSEGNAMENTO DELL’ITALIANO COME LINGUA SECONDA

PROGRAMMA

–           Shock culturale e apprendimento linguistico

–           Legame con le discipline scolastiche

–           Implicazioni cultura-lingua

–           Ruolo della lingua d’origine nella costruzione dell’identità

 

OBIETTIVI

L’ultimo ventennio ha visto l’aumento degli alunni stranieri nella scuola dell’obbligo e nella scuola superiore, soprattutto a seguito dell’innalzamento dell’obbligo scolastico.

Molti di loro sono nati qui o sono arrivati nel nostro paese per ricongiungersi alla famiglia divisa dalla migrazione, oppure sono fuggiti da situazioni di guerra e di pericolo.

Il loro inserimento ha necessariamente portato gli insegnanti a rivolgere l’attenzione alla nuova realtà e ai loro bisogni, e ad attuare nuove proposte metodologiche per un inserimento positivo.

Progressivamente si prende coscienza che non è solo un problema linguistico comunicativo quello a cui si è chiamati a rispondere, ma coinvolge la scuola in una dimensione più vasta . Ci si deve interrogare sui contenuti disciplinari, sulle modalità di relazione e comunicative all’interno della classe, sull’importanza di conoscere il percorso scolastico del ragazzo e la sua dimensione culturale. Le nostre classi stanno diventando sempre più multiculturali e plurilingue.

Questa nuova sfida che la scuola affronta con coraggio, con inventiva e scarsità di mezzi, ha comunque permesso ormai di indicare un percorso per l’inserimento degli alunni stranieri, con attenzione sia alle metodologie di insegnamento della L2, che all’accoglienza e alla educazione interculturale.

A differenza della lingua materna (L1), l’apprendimento di una L2 può avvenire in una notevole varietà di situazioni, che hanno grande influenza sul processo stesso di apprendimento. Il fatto di trasferirsi nel paese straniero di cui si intende imparare la lingua, la durata della permanenza in esso (transitoria o per tutta la vita), le aspettative e le motivazioni legate a tale permanenza sono tutti fattori determinanti nell’apprendimento, così come lo sono l’età di chi impara, la quantità e la qualità dell’esposizione a L2, la natura dei contenuti appresi, e così via.

In questo campo un punto di riferimento è costituito dal lavoro di Klein (1986), che riassume la suddetta molteplicità di fattori nelle seguenti componenti del processo di apprendimento, esaminate dal versante del soggetto che impara: 1) lo scopo e le ragioni che spingono ad apprendere una lingua straniera, 2) le capacità linguistiche possedute dall’apprendente, intese sia nel senso di predisposizione all’apprendimento di una nuova lingua, sia nel senso di conoscenze linguistiche già possedute, 3) il tipo di accesso a L2, nel senso del tipo di input con cui il discente viene in contatto, che è quantitativamente e qualitativamente variabile, così come le occasioni (formali o informali) di comunicazione che gli sono offerte.

Tutti questi elementi influenzano lo sviluppo del processo di apprendimento e la sua struttura, il tempo richiesto da tale processo, i risultati ottenuti. Inoltre individuare i suddetti fattori permette di stabilire quali di essi possono modificati, stimolati, accelerati o corretti da un intervento pedagogico mirato, e quali invece non sono influenzabili dall’azione didattica. La quantità e la qualità dell’input linguistico, e la selezione delle occasioni di comunicazione rientrano nella prima categoria; le motivazioni, le capacità individuali e le conoscenze pregresse, l’attitudine all’apprendimento rientrano evidentemente nel secondo ambito.


4. DIDATTICA DELLE LINGUE MODERNE: ITALIANO L2 PER LO STUDIO E IL SUCCESSO SCOLASTICO

PROGRAMMA

–           Successo scolastico per italofoni e per non italofoni

–           Percorsi di apprendimento dell’italiano L2 in contesto scolastico

–           Caratteristiche della lingua dello studio

–           Tecniche didattiche per il lavoro sulla lingua dello studio e delle discipline

 

OBIETTIVI

Gli esiti degli studi condotti rivelano l’esistenza di tempi fisiologici per acquisire determinate competenze a livello linguistico e Cummins distingue due livelli:

  1. “l’italiano per poter comunicare”, relativo alle competenze della comunicazione, si riferisce ad un uso dell’italiano semplificato per riuscire a farsi capire dai compagni e dagli insegnanti (BICS Basic Interpersonal Communication Skills);
  2. “l’italiano per lo studio”, definisce abilità cognitivo-accademiche, per acquisire le quali occorrono dai cinque ai sette anni di permanenza nel Paese in cui la lingua oggetto di apprendimento è la lingua diffusa (CALP Cognitive Academic Language Proficiency).

 

A questi risultati si perviene tramite indagini, test a cui vengono sottoposti gruppi di ragazzi. Il fatto di provenire da altri Paesi , di avere quindi differenti lingue materne predispone a priori a risultati inferiori ai test. I risultati delle indagini dimostrano che, se sviluppiamo test sulle abilità di comunicazione, le differenze vengono di solito annullate dopo uno o due anni, mentre occorrono dai cinque ai sette anni perché i test che accertano le abilità di tipo cognitivo-accademico siano attendibili.

Per abilità di tipo cognitivo-accademico si intendono quelle abilità che si acquisiscono sulla lingua e per la lingua, abilità che, peraltro, sono oggetto di apprendimento complesso anche per i ragazzi italiani.

 

L’individuazione di questi distinti livelli, da una parte ci tranquillizza perché sappiamo che ci sono dei tempi di lavoro abbastanza naturali, potremmo dire fisiologici, che scandiscono il processo d’apprendimento; dall’altra ci rendiamo conto che gli insegnanti devono prevedere interventi mirati verso gli alunni stranieri che non possono essere limitati alla prima fase di accoglienza ma che devono realizzare azioni che implichino un’attenzione protratta nel tempo ed indirizzata soprattutto al sostegno delle abilità di studio.

 

Parlando della lingua dello studio ci riferiamo a due ambiti: ai libri di testo ed anche all’interazione con l’insegnante. In questo caso parliamo di testo in senso linguistico, non solo di testo inteso come libro, ma anche come strumento che l’insegnante utilizza per la lezione.

Due dimensioni rendono complessi i compiti di apprendimento della lingua per studiare:

1- le difficoltà e i processi cognitivi;

2- la contestuallizzazione o, al contrario, l’astrattezza della proposta linguistica.

Le tecniche didattiche impiegate dall’insegnante dovranno essere adeguate al tipo di difficoltà che si intende affrontare e al punto di sviluppo della competenza comunicativa dello studente.

Per informazioni: centro.interculturale@ateneo.univr.it

Per iscriverti
all’area specialistica dedicata alla Didattica dell’Italiano come L2, vai a questo indirizzo web dell’Università degli Studi di Verona:
http://www.dfpp.univr.it/?ent=iscrizionecs&cs=506&aa=2017%2F2018

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