Comunicazione, guerra, meme

Comunicazione e conflitti. La guerra si combatte (anche) con i meme

Tra meme, intelligenza artificiale e videogiochi, la “memetic warfare” trasforma i conflitti contemporanei in una battaglia per l’attenzione online sempre più scorretta.

Cosa hanno in comune Top Gun, Lego, gli Epstein files, il videogioco Grand Theft Auto e i bombardamenti in Medio Oriente? Nel 2026 le guerre non si combattono soltanto con armi e dichiarazioni pubbliche: il campo di battaglia è – ormai da oltre un decennio – anche online, con quella che è stata definita “memetic warfare”.

Si tratta di una forma moderna di guerra dell’informazione e psicologica che consiste nella propagazione deliberata di meme sui social media per influenzare l’opinione pubblica, controllare la narrativa e destabilizzare gli avversari.

Il concetto affonda le sue radici nella definizione di meme formulata nel 1976 da Richard Dawkins, etologo e biologo evoluzionista britannico, che lo descrisse nel suo libro “Il gene egoista” come un’unità di trasmissione culturale: “I mem[e] si propagano […] saltando di cervello in cervello tramite un processo che, in senso lato, si può chiamare imitazione. […] Se l’idea fa presa, si può dire che si propaga diffondendosi di cervello in cervello”.

Oggi conosciamo i meme (e ne consumiamo ogni giorno) come immagini con template e format ricorrenti, video ironici, clip musicali e modi di dire che emergono e si diffondono attraverso gli schermi dei nostri dispositivi connessi ad Internet.

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