Blog

Comunicazione digitale e comunicazione interculturale

comunicazione-interculturale-e-comunicazione-digitale mediazione interculturale UniVerona

C’è qualcosa che accomuna la Comunicazione digitale e la Comunicazione interculturale. Ed è un qualcosa che ha a che fare con uno degli elementi sostanziali della comunicazione: quello della relazione.
Lo possiamo constatare anche nel corso di studio di Mediazione interculturale, Comunicazione interculturale e Gestione dei conflitti del Master in Intercultural Competence and Management.

Come sappiamo, la comunicazione poggia su due pilastri: la parte di “contenuto” e la parte di “relazione”. La parte di “contenuto” riguarda il messaggio, la notizia che viene trasmessa dall’emittente al destinatario.

Il messaggio, nell’azione di comunicazione, viene però condizionato dalla “relazione” fra emittente e destinata. Il rapporto fra i due condiziona il risultato dell’attività comunicativa. E influenza il modo in cui il messaggio viene inteso dal destinatario.

L’invio di un messaggio, sia esso verbale o non verbale, comporta comunque una reazione da parte del destinatario. Abbiamo così il “feedback” che, in un circolo continuo, a sua volta influenza l’emittente del messaggio. Quante volte, infatti, ci capita di regolare la nostra comunicazione sulla base delle reazioni del nostro interlocutore?

LA COMUNICAZIONE DIGITALE
Caratteristica della comunicazione digitale è quella di avere accorciato le distanze fra gli interlocutori. E di avere velocizzato gli scambi comunicativi. Questo ci consente di misurarci e di comunicare con persone di differente cultura. Possiamo farlo in modi e tempi e con mezzi che un tempo erano impensabili.

L’interattività è un altro aspetto che caratterizza la comunicazione digitale, per cui non siamo più soggettivi passivi dei messaggi altrui. Possiamo, anche a lunghe distanze e anche nei confronti dei messaggi dei media di massa, far sentire in tempi rapidi e con efficacia la nostra reazione.

Possiamo dire che con la comunicazione digitale i nostri feedback hanno acquisito la stessa importanza che hanno nella comunicazione interpersonale in presenza. In alcuni casi, addirittura, abbiamo una forma di “comunicazione aumentata”: il nostro messaggio su un social network, ad esempio, spesso scatena reazioni che sono impensabili nella comunicazione in presenza.

La comunicazione digitale ha poi una stressa connessione con la multimedialità. Il modo digitale – con una serie di numeri – di codificare i messaggi dei vari media, dalle foto ai video all’audio, consente di poter suonare tutti i tasti della comunicazione.

Quello che noi conserviamo e possiamo usare in uno smartphone un tempo aveva bisogno di una stanza per trovare posto. Nel nostro telefono cellulare “intelligente” abbiamo un giradischi con impianto stereo e amplificatore, una macchina da presa con sala di montaggio e strumenti per il sonoro e i ritocchi, una macchina fotografica con la sala di sviluppo delle foto, un microfono con le casse per ascoltare la nostra e le altre voci.

Nello smartphone abbiamo poi, finalmente, anche un telefono per chiamare ed essere chiamati. E una televisione in miniatura per guardare i film e le nostre serie televisive preferite. Per non dire del nostro ufficio postale privato chiamato email.

Gli strumenti della comunicazione digitale collegati alla rete internet, infrastruttura formata da linee telefoniche e computer, hanno consentito di allargare il nostro orizzonte comunicativo. La comunicazione, sia essa interpersonale che di massa, ha perso i confini. Si è “deterritorializzata”.

Ricordo come i miei nonni mi dicessero quand’ero bambino: “Pensa se i vecchi di una volta ritornassero al mondo e potessero vedere gli aeroplani. Pensa che il papà di mio papà mi ripeteva che era impossibile salire più in alto del tetto di casa”.

Possiamo immaginare quale stupore avrebbero quei miei nonni, e i loro nonni e nonne, se vedessero cosa possiamo fare con il tablet o con lo smartphone.

Questi splendidi mezzi di comunicazione, però, rischiano di impoverire il nostro comunicare se nella perdita dei confini, nella velocizzazione dello scambio di informazioni e nel parlare con l’universo mondo ci dimentichiamo della “dimensione umana” del nostro comunicare.

LA COMUNICAZIONE INTERCULTURALE
La Comunicazione interculturale avviene quando il messaggio prodotto dal membro di una certa cultura è ricevuto, interpretato e compreso da un altro individuo appartenente a una cultura diversa. Proprio la cultura è responsabile della costruzione delle nostre realtà individuali e delle nostre competenze.

La cultura influenza i nostri comportamenti comunicativi. Nel nostro comodo di trasmettere un certo messaggio. Il nostro modo di accogliere e interpretare il messaggio degli altri. Il nostro modo di utilizzare i mezzi di comunicazione.

Si badi bene che per “cultura” e per diversità culturale non intendiamo solo quella che ci distingue dallo “straniero”. La diversità culturale la possiamo saggiare e incontrare anche nel rapporto fra uomo e donna; nel diverso orientamento sessuale; nei diversi ambienti e contesti sociali ed economici in cui ci troviamo a vivere e agire.

Per comunicare in modo interculturale, ponendoci quindi in relazione con la diversità, occorre compiere una certa “fatica interculturale”. Una fatica che passa attraverso l’ascolto dell’Altro, senza pregiudizi e consapevoli della comunicazione interculturale comporta dei rischi.

I differenti contesti valoriali e interpretativi – entro cui due persone di diversa cultura si trovano a comunicare, pur parlando un linguaggio comune – espone a equivoci, a fraintendimenti. Espone al rischio di fallimento della comunicazione.

Possiamo dire che in un contesto multiculturale, la comunicazione si fa opaca, talvolta imprevedibile, di certo impegnativa.

Quali competenze occorre mettere in campo per comunicare con efficacia in modo interculturale? Innanzi tutto l’Ascolto, l’Empatia, la passione per conoscere il nostro interlocutore.

L’Ascolto presuppone un atteggiamento di attenzione per quanto l’altra persona ha da dirci. L’Altro ci interessa in un modo che potremmo definire “totale”: ci interessa nel suo modo di essere, nel suo modo di esprimersi, nei sentimenti che prova e manifesta. E, certo, nel messaggio – verbale o non verbale – che ci vuole trasmettere.

L’Empatia comporta un impegno per entrare nella mente dell’Altro, praticando un “pensiero migrante” – per usare una felice espressione di Luigi Secco, pedagogista e uno dei fondatori del Centro Studi Interculturali – che va all’altra persona per comprenderla e tornarne arricchiti.

Ascolto ed Empatia sono possibili se crediamo nel rispetto verso la persona (o l’organizzazione) diversa da noi. Se sappiamo e vogliamo praticare la tolleranza dell’ambiguità che il “diverso” porta con sé. Se ci asteniamo da giudizi che rischiano di diventare pregiudizi.

Possiamo così affermare che, come per la Comunicazione digitale, anche per la Comunicazione interculturale abbiamo una serie di strumenti che ci consentono di comunicare al meglio. Nello stesso tempo, però, l’approcciare la diversità culturale comporta quei rischi di fallimento della comunicazione che ci conducono all’incomunicabilità.

COS’HANNO IN COMUNE LA COMUNICAZIONE DIGITALE E QUELLA INTERCULTURALE
Entrambe le forme di comunicazione possono avere successo solo se si pongono in una condizione di ascolto dell’altro. L’empatia diventa allora fondamentale, sia per la Comunicazione interculturale che per quella digitale.

Tutte e due le forme di comunicazione – come dimostra l’esperienza di studio e di ricerca del Master in Intercultural Competence and Management – richiedono poi che vi sia una flessibilità e una disponibilità a rivedere le proprie posizioni, da parte dei comunicanti.

Chi resta fermo sulle proprie posizioni di partenza, in una sorta di fissità culturale, non può pensare di fare comunicazione digitale e comunicazione interculturale. Non può pensare che la mediazione interculturale possa ottenere un qualche risultato; né che sia praticabile una forma di gestione dei conflitti.

Maurizio Corte
Docente di Giornalismo Interculturale e Media Relations nel Master in “Intercultural Competence and Management – Mediazione interculturale, comunicazione e gestione dei conflitti”

×