Educazione alla cittadinanza globale in una prospettiva interculturale
1 October 2026
Viviamo in un’epoca di recinti e di paure. La globalizzazione ha rimpicciolito il pianeta, moltiplicando i contatti e inasprendo i conflitti.
La nozione classica di cittadinanza, usata in passato per marcare confini e rafforzare le egemonie nazionali, mostra oggi limiti insuperabili.
Il futuro richiede una prospettiva inedita, capace di unire le radici locali con un respiro planetario, basata sull’inclusione.
In uno dei testi pubblicati a livello internazionale, in lingua inglese, Agostino Portera – ordinario di Pedagogia Interculturale e direttore del CSI e del Master in Mediazione interculturale, Comunicazione e Gestione dei conflitti – delinea una via d’uscita importante: l’Educazione alla Cittadinanza Globale in chiave interculturale.
Il testo di Agostino Portera si intitola Global Citizenship Education from and Intercultural Perspective.
Le società contemporanee sono interconnesse, multietniche e segnate da una mobilità umana inarrestabile, fa notare Portera. Di fronte a questo scenario, il concetto di Cittadinanza Globale si lega all’equità, alla giustizia sociale e alla valorizzazione delle diversità. L’obiettivo fissa il superamento dei nazionalismi per riconoscere una comune appartenenza all’umanità.
Agenzie internazionali, come l’Unesco, promuovono approcci pedagogici tesi a costruire un mondo pacifico. I sistemi scolastici devono rifuggire le narrazioni militariste per favorire la conciliazione, invitando gli studenti a usare lo spirito critico, sottolinea il professor Portera.
Occorre così abbandonare i modelli educativi spinti dalle logiche di mercato, per fondare la cittadinanza sull’etica, sulla reciprocità e sulla responsabilità sociale. Il cittadino avveduto sa di trovarsi sulla stessa barca con il resto dei popoli.
La strada verso questa consapevolezza attraversa tre approcci formativi, osserva Portera.
Il modello transculturale punta sui valori universali, unendo gli esseri umani sotto principi comuni. Questo schema nasconde il rischio di imporre una singola visione del mondo, favorendo l’assimilazione delle minoranze.
Il modello multiculturale, basato sul relativismo, rispetta l’autonomia di ogni gruppo. La sua applicazione garantisce la coesistenza pacifica, sebbene cristallizzi le identità in visioni rigide. Il rispetto delle differenze in senso multiculturale può portare i docenti ad accettare pratiche dannose o a trascurare problemi reali, come l’emarginazione sociale e la povertà.
La rivoluzione copernicana si compie grazie all’approccio interculturale. I concetti di cultura e identità perdono la loro rigidità per diventare processi dinamici. L’incontro con la persona di origine straniera – o comunque diversa – smette di apparire una minaccia e si trasforma in un’occasione di arricchimento personale.
Oltre a rispettare le differenze, la via interculturale stimola l’interazione autentica, il dialogo e la risoluzione dei conflitti. Gli studenti si confrontano senza subire pressioni per assimilarsi alla cultura dominante. Il dialogo aperto permette di rimettere in discussione i pregiudizi e di cambiare la propria visione del mondo.
L’acquisizione di queste abilità richiede un percorso formativo strutturato. Il Centro Studi Interculturali dell’Università di Verona ha elaborato un Modello Dinamico e Interattivo delle Competenze Interculturali.
Il modello si articola in sette aree di competenza:
- La Terra ospita i bisogni fondamentali, spingendo la persona a osservare la realtà esterna e a costruire legami stabili.
- L’Acqua governa le emozioni, la sessualità, l’entusiasmo e la capacità di affrontare il nuovo senza restare ancorati al passato.
- Il Fuoco aiuta a riconoscere la rabbia e la paura, fornendo gli strumenti per gestire i conflitti con umorismo e forza di volontà.
- L’Aria si collega all’amore, all’empatia e alla responsabilità civile, invitando al rispetto dei sistemi di valori altrui.
- Il Suono trasforma il respiro in comunicazione, favorendo l’ascolto attivo, il pensiero autonomo e la capacità di trovare soluzioni condivise.
- La Luce stimola la conoscenza critica, la consapevolezza del proprio bagaglio culturale e il rispetto per la dignità umana.
- L’area del Sacro riconosce l’influsso dei fattori invisibili, della spiritualità e delle convinzioni religiose nelle relazioni interpersonali.
L’Educazione alla Cittadinanza Globale deve calarsi in questa complessa realtà operativa. Il patriottismo cede il passo a identità multiple.
Gli studenti imparano a gestire le differenze linguistiche, religiose e di pensiero in modo costruttivo. Il concetto latino di “convincere” ritrova il suo significato originario di “vincere insieme”, sostituendo la logica della sopraffazione con la prassi dell’interazione.
Le competenze interculturali si estendono oltre la scuola. La loro applicazione coinvolge molteplici professioni, dagli avvocati ai medici, dai dirigenti d’azienda agli operatori dell’informazione. Il mondo del lavoro richiede oggi strumenti operativi concreti per superare le barriere comunicative e risolvere le divergenze tramite la mediazione.
Le democrazie occidentali affrontano sfide imponenti. Emergenze climatiche, migrazioni forzate, conflitti religiosi e imperialismi aziendali minacciano la tenuta dei sistemi liberi. L’investimento politico e amministrativo in forme di partecipazione attiva rappresenta un passaggio ineludibile per difendere i valori democratici.
Il traguardo finale prende il nome di Cittadinanza Interculturale. L’inflazione del termine “globale”, piegato talvolta a logiche di consumo e individualismo, suggerisce un cambio di vocabolario. Educare alla Cittadinanza Interculturale fissa l’accento sulla diversità intesa come risorsa. Le differenze di genere, le disabilità, gli orientamenti sessuali e le strutture di potere entrano in un processo di rispetto continuo.
I professionisti dell’informazione e della cultura hanno il dovere di accompagnare questa transizione. I mezzi di comunicazione partecipano allo sforzo pedagogico. Raccontare la complessità richiede l’abbandono delle narrazioni di comodo.
Il giornalismo d’inchiesta e la comunicazione civile smontano le paure indotte e offrono un lessico rispettoso della dignità. I lettori chiedono chiavi di lettura per decifrare un mondo in mutazione. Il compito di chi scrive è fornire una bussola sicura per orientarsi nel pluralismo.
L’obiettivo supremo stabilisce la costruzione di una nuova forma mentis, sottolinea Portera. Gli individui imparano ad ascoltare senza pregiudizi, ad abbracciare il cambiamento, ad affrontare l’alterità.
L’incontro cessa di figurare come uno scontro tra blocchi contrapposti per farsi spazio di crescita condivisa. La sfida si presenta ardua. La ricompensa, tuttavia, offre una società capace di vincere le paure del presente.
- Puoi scaricare il testo completo di A. Portera – Global Citizenship Education from and Intercultural Perspective
Articolo a cura della Redazione del CSI
* Il testo è stato editato con l’aiuto del modello IA, Gemini

